banner

Bomar Critique

Sue Hubbard: The Realm of ambiguity

Bologna è conosciuta per le sue torri e i suoi tortellini ed è là che Marco Bolognesi è nato nel 1974, in una famiglia di intellettuali di spicco. Suo nonno era un artista e Marco, all'Università, ha seguito i corsi di arte, musica e spettacolo. Dopo aver lavorato per un breve periodo a due video sul terrorismo per la Rai - uno dei quali ha ottenuto diversi riconoscimenti - e come assistente alla regia a Cinecittà, Marco per qualche tempo ha inseguito il suo sogno di diventare regista e poi è venuto a Londra. Nonostante le sue esperienze con il cinema fossero agli inizi, ha sentito che l'industria cinematografica italiana era troppo soffocante dal punto di vista creativo. Così, ha deciso di rappresentare le sue personali visioni attraverso l'immagine statica. Per questo si è sentito attratto da Londra, con la sua vivace scena artistica e della moda. Ora Marco vive qui, a Londra - una città esuberante, multiculturale, ricca di stili di strada diversi, e tollerante su tutto ciò che viene percepito come trasgressivo quanto a genere e comportamento.

Le sottoculture, per definizione, combattono sempre contro l'assillo delle ortodossie ed è proprio nella moda che si manifestano con più evidenza le resistenze nei confronti delle convenzioni. Come scriveva Dick Hebdige nel suo New Accents Subculture: The Meaning of Style: "Il ciclo che va dall'opposizione all'espansione, dalla resistenza all'incorporazione unisce, una dopo l'altra, tutte le subculture". Per definizione, lo stile di una sottocultura non definisce solo i suoi membri ma comunica anche la sua opposizione, cosicché i suoi segni particolari diventano emblemi e sinonimi di un preciso atteggiamento sovversivo. Attraverso una complessa articolazione di specifici codici e specifiche pratiche, la fotografia di moda, quella pubblicitaria e pornografica sottolineano in maniera implicita le differenze tra gli stili della "sottocultura" e quelli della "normalità".

Le splendide donne di Marco Bolognesi sono creature senza parole e senza sguardo, trasformate in oggetti del desiderio, con ciglia chiuse dalle cerniere lampo e labbra o palpebre cucite da spille da balia. Molte hanno i tratti delicati di una geisha. Sono belle e docili ma con qualcosa di imprevedibile, perché in questo mondo affascinante e liminale dove Madama Butterfly incontra il feticismo punk, le donne eleganti di Bolognesi confondono lo spettatore su ciò che significa essere donna. Sono arrendevoli e remissive o piuttosto padrone delle loro stesse proiezioni? O magari semplici mutazioni, cyborgs, fantasmi dell'immaginazione nati dalle fantasie del cyberspazio, di internet e del fumetto, uscite dritte dritte dalla passerella o da film come Barbarella. Loro sono legate e bendate, i volti truccati come Pierrot, e a noi viene chiesto di fermarci alla superficie, alla sua ostentazione senza accedere al loro mondo interiore. Invece che parole, dalle loro bocche dipinte escono fiori che le rendono così incapaci di esprimersi, mute. Imbavagliate in tal modo, diventano fantasie asessuate, oggetti di incanto e desiderio che alimentano fantasie maschili e lesbo di sottomissione, e fantasie eterosessuali femminili di possedere un corpo e un volto perfetto. Quello che sappiamo di certo è che il loro aspetto è stato assai lavorato, che è fabbricato e collocato da qualche parte tra il mondo di ciò che è culturalmente "perbene" e di ciò che invece è "deviante".

Nelle immagini di Bolognesi riecheggiano le pratiche estreme del Dadaismo e del Surrealismo, con i loro collages e ready-mades selezionati dal mondo irrazionale dei sogni - dalle povere bambole di Hans Bellmer ai fantastici copricapo di Eileen Agar. Il Surrealismo e il suo compagno Dadaismo hanno esplorato l'inconscio e liberato le fantasie sessuali dalla prigione del salotto del XIX secolo. Il loro lascito al tardo XX secolo è stato quello della cultura punk, con le sue cerniere e le sue spille da balia, i suoi oggetti particolari o il suo bricolage, e la sua iconografia proibita di feticismo sessuale. Le maschere fetish che coprono il volto e gli abiti di latex, i bustini in pelle, le calze a rete e i tacchi a spillo troppo appuntiti, assieme ai tipici accessori sadomaso esprimono l'opposizione al conformismo. Il punk proibito e sovversivo, al quale Bolognesi deve così tanto, diviene dunque un simbolo di libertà nei confronti delle abitudini convenzionali.

Ci fu un periodo, negli anni Ottanta, in cui il feticismo al femminile era considerato un segno d'emancipazione della donna. Personaggi come Madonna hanno fatto proprio l'immaginario S&M come segno di potere e atto di riscatto femminile. Era così diventato accettabile che le donne ammettessero di trovare l'abbigliamento fetish, la pelle e il latex, sessualmente eccitanti. Alcune ricerche di mercato hanno dimostrato che la rivista Skin Two veniva acquistata pressoché ugualmente da donne e uomini, mentre, dall'altra parte, femministe come Andrea Dworkin ha sostenuto che gli accessori S&M erotizzavano l'oppressione della donna. Le immagini di Marco Bolognesi confondono le questioni che riguardano la libertà sessuale della donna perché sono state realizzate da un uomo e dunque sono il risultato di uno sguardo maschile "storico" sulla donna. Ma Bolognesi è un uomo che appartiene a una generazione che probabilmente comprende i simboli della cosiddetta "politica del sesso" cosicché le sue immagini assumono un certo grado di ironia e ambiguità.

La relazione tra abiti, moda e feticismo è complessa. Gli abiti funzionano come icone del feticismo di consumo, dal momento che il consumismo utilizza il sesso, e una serie di codici sessualmente connotati, per attribuire un significato alla moda. Nel caso della moda non si tratta tanto di ottenere una gratificazione sessuale diretta. La moda riguarda i sogni, ciò che è irraggiungibile e che, in un momento particolare della storia, è considerato erotico e visivamente attraente. La moda è legata a ciò che si desidera. L'utilizzo del bianco e nero da parte di Bolognesi non è, in questo caso, un indice di scambio razziale e culturale ma di appagamento visivo che si raggiunge quando gli opposti sono posti l'uno accanto all'altro. E il piacere viene ricercato anche attraverso un'enfasi posta su una parte del corpo - un seno, un occhio o una bocca. Queste donne frammentate diventano il simbolo massimo del postmoderno.

Marco Bolognesi ci presenta il suo mondo incantato con grande maestria tecnica. Viene in mente il perfezionismo classicista di Mapplethorpe, perché le immagini di Bolognesi sono impeccabili e levigati esemplari, esattamente come quelle di Mapplethorpe, congelati nel tempo. Tutte le cerniere, gli spilloni e le foglie sono state accuratamente aggiunte a mano sulle sue modelle. Non vi è alcun trucco o alcuna manipolazione digitale. Ancora una volta le cose non sono mai esattamente quel che sembrano. Il mondo di Bolognesi è un luogo di bellezza e gioventù, erotismo e libertà ma anche un luogo in cui molto è mascherato, nascosto e messo a tacere. Il barocco incontra il punk e l'S&M e fronteggia la critica post-femminista, dal momento che Marco Bolognesi smaschera il ventre molle delle nostre aspirazioni. L'ambiguità è sovrana.

Sue Hubbard ha avuto riconoscimenti importanti come poetessa, romanziera e critica d'arte freelance. Scrive regolarmente su The Independent e The New Statesman.

 

< back