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Bomar Critique

Elena Forin: Domination, control and metaphor of darkness

"Sotto le condizioni ‘ideali'della civiltà industriale matura, all'alienazione si accompagnerebbe l'automazione generale del lavoro, la riduzione al minimo della durata del lavoro e l'intercambiabilità delle funzioni... L'Eros e gli istinti di vita verrebbero lasciati liberi in una misura che non ha precedenti".


H. Marcuse, Eros e civiltà

È evidente che la società nella sua svolta tecnologica e industriale ha sviluppato un profondo cambiamento, meno scontato è invece che l'avvento della rivoluzione della macchina abbia avuto conseguenze sostanziali anche per l'Eros. Eppure, ciò che la tecnologia ha prodotto è andato ben oltre il semplice inserimento di componenti in grado di facilitare l'uomo, e anzi ha aperto le porte a mondi e dimensioni prima solo ipotizzabili e ora divenuti piena realtà anche quando appartengono alla sfera dell'effimero, come nel caso del web.
Da qui comincia la ricerca di Bolognesi, da una curiosità sulle logiche e sulla natura di un'epoca che ha scelto la mutevolezza e l'ibridazione delle forme e dei contenuti, lasciandosi alle spalle ogni idea precostituita tendente alla certezza e abbracciando invece i vasti territori del mescolamento e dell'identità molteplice, tracciando un percorso che ha origine con Ma'aM e che si sviluppa attraverso tutte le altre serie fino ad arrivare alla modificazione genetica di Babylon Federation e all'unione tra sintetico e corporale con i Synteborg.
Ma andiamo con ordine, perché Ma'aM non ha soltanto un ruolo fondativo a livello tematico per la ricerca successiva, è anzi fondamentale perché inaugura una struttura e una modalità di condurre l'indagine che saranno importanti anche per gli sviluppi successivi, e che già qui rivela una piena maturità.
Innanzitutto una considerazione a partire dalla citazione di Marcuse: il tempo moderno, con l'ingresso della tecnologia e della comunicazione di internet, ha visto l'esplosione di tensioni, pulsioni e modalità relazionali che nell'abbattimento delle frontiere e dei limiti etici del web ha potuto portare un contributo importante nel processo di liberazione dei costumi. Ciò indubbiamente ha consentito non solo una rivisitazione sul senso delle ossessioni, ma anche una riflessione ad ampio raggio sul controllo e la dominazione che la società di oggi comunica come forma di libertà, e che invece ha come esatto contraltare il suo immediato opposto. Telefonini, Skype, Internet e mondo digitale hanno sfondato ogni possibile costrizione spazio-temporale per introdurne una emotiva che si esplica nel legame tra mistress dominatrice e schiava sottoposta. Ma'aM però non si esaurisce nella forza sconvolgente emanata da una relazione di controllo vissuta con così tanta sincerità, ma si esplicita una volta che cominciano ad essere riconoscibili tutti quegli elementi che stabiliscono non solo la cifra principale della composizione, ma che di fatto originano la fibra di un lavoro in cui lessico, grammatica e contenuti sono connotati in modo da richiamarsi l'un l'altro per creare un'identità complessa e dal valore visuale forte ed intenso.
Il legame emotivo tra gli attori in questo senso ha un ruolo decisivo perché è talmente forte da assumere i contorni di una presenza concreta, oggettuale e fisica che permea l'ambiente di un senso di magica tattilità, e che avvolge le protagoniste con un manto che assorbe ogni memoria ed ogni rumore per veicolarli in una dimensione oltre ogni concetto di spazio e tempo.
Lo spettatore in tutto ciò è accompagnato dalle proprie percezioni e dagli stimoli che riceve dai soggetti, ma quel caldo mantello nero che tutto abbraccia e che si ha la sensazione di poter toccare, non è l'unico elemento catalizzatore dell'esperienza di Ma'aM, perché ogni minimo dettaglio, dalla frusta alla cintura, fino al trucco delle modelle e ai loro abiti, tutto, si diceva, rappresenta un sistema di simboli che caratterizzano la scena, certo, ma che pure contribuiscono ad un fatto fondamentale, e cioè a diffondere quel senso di narrazione filmica che attraversa la ricerca di Bolognesi sin dai esordi, e che qui è presente come ritmo e come elemento in cui fluiscono tematiche impregnate di aggressività. La visione sembra quella di un contesto che non si esaurisce nello spazio di una fotografia, ma che anzi è pronto ad evolvere e a confrontarsi per creare il ricco plot di Ma'aM, una serie in cui la visualità buia è come scossa da lampi di luce, in cui gli oggetti diventano metafore e il buio una superficie, e in cui le afflizioni e i tabù della società si mescolano con la "recrudescenza della nudità" e con la "sessualità imperturbata" con cui l'era tecnologica "tatua il suo messaggio direttamente sulla nostra pelle" sviluppando una sensibilità tattile e una stimolazione che porta la sessualità verso nuove dimensioni...

 


M. McLuhan, Dall'occhio all'orecchio, Armando, Roma 1986.

 

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