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Bomar Critique

Lorenzo Canova: Graceful, antigrateful,artificial

Il percorso artistico di Marco Bolognesi ha recentemente raggiunto un importante traguardo che completa le sue esperienze precedenti: il ciclo Synteborg dove i volti femminili sono creati attraverso una ricomposizione digitale, dando vita così a una bellezza "cyborg" del tutto artificiale che utilizza anche misteriosi inserti ripresi dal mondo naturale. Da un lato si potrebbe interpretare queste opere come la volontà di ricreare una nuova classicità futuribile ricordando la celebre "leggenda dell'artista" Zeusi, il pittore greco che, per ottenere la bellezza di Elena, avrebbe fuso le parti migliori di cinque diverse fanciulle in un insieme splendidamente proporzionato. Bolognesi, in questo, appare un seguace di questo ideale che vuole l'arte capace di creare una perfezione che supera la stessa natura, ma avverte ugualmente che oggi questa rinascita non è del tutto possibile. L'artista in questo modo ha saputo inserire alcuni codici disarmonici nella sua ricomposizione, dei "virus" dissonanti che forse annunciano i segni di una nuova e differente bellezza che potrebbe essere ammirata nei secoli a venire. Queste opere, tuttavia, si prestano anche a un'ulteriore lettura: se l'umanità è destinata a essere superata dalle sue repliche artificiali, se il mondo del futuro è destinato agli androidi e ai cyborg allora gli uomini e le donne possono essere già visti paradossalmente come vestigia del passato, come reperti di un tempo irrimediabilmente lontano. In quest'ottica, l'artista probabilmente sta già lavorando con lo sguardo di un archeologo del futuro, salvando e conservando forse le memorie della prima specie che ha deliberatamente scelto di estinguersi, cercando di ricomporre armonie, proporzioni e canoni estetici con i frammenti superstiti di un mondo e di una natura che si potranno solo immaginare, puntellando le rovine di un'umanità lontana per cercare nuovamente l'ideale classico e inafferrabile di una bellezza ormai irreparabilmente perduta.

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